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I Reami Dimenticati

Sessione 57 - Luce e tenebra

Gli Eroi si concedono un breve riposo...

General Summary

Ferito e provato dallo scontro appena terminato, il gruppo sente il bisogno di riposare e di tirare il fiato. Per poterlo fare in relativa sicurezza, però, decide prima di allontanarsi ancora dai ponti, percorrendo silenziosamente la scala fino alla sua conclusione e imboccando poi una serie di cunicoli per la successiva ora. Solo a quel punto, con i segni della presenza dei loro inseguitori completamente e definitivamente svaniti, i sei si concedono finalmente un breve riposo in un’ampia alcova di un tunnel. Sedendosi su alcune pietre scolpite per farne una sorta di sedute, utilizzate probabilmente da minatori come zone di sosta, il gruppo nota lì accanto i resti dell’antica attività nanica. Secchi fracassati, picconi consumati e rotti, pale arrugginite nonché un vecchio carrello di legno e ferro tutt’ora adagiato su dei binari ancora in parte intatti ma appena visibili tra le pietre del pavimento roccioso. Con la luce del globo fluttuante di Nordrak a rischiarare le tenebre intorno a loro, essi possono riassaporare, anche se per poco, una parvenza di ambiente esterno e di “normalità”. Grazie a ciò e a qualche fasciatura sulle loro ferite, i sei possono beneficiare appieno di quella pausa, trovando un po' di ristoro sia nel corpo che nella mente. Durante quell’ora circa, tuttavia, essi non parlano molto essendo comunque concentrati su come e verso dove proseguire. Cosa che porta Quillan al centro di ogni discorso. Lo gnomo infatti afferma come ricordi poco del tragitto che la sua compagnia seguì quando esplorò le miniere e sotto questo punto di vista Ker’adak è ancor meno di aiuto. “Ricordavo l’ingresso, qualcuno dei cunicoli e delle svolte che abbiamo percorso, i ponti…e nient’altro a dire la verità”, esclama, “per esempio non ho memoria del posto in cui ci troviamo ora…l’altra volta prendemmo un altro bivio dopo i ponti ma credo proprio, visti i goblin, che tornare indietro adesso non sia saggio. Dobbiamo proseguire da qui, ma ad occhio e croce non dovremmo essere troppo lontani dalla destinazione…con questo ritmo dovremmo impiegare gran parte del prossimo giorno. E di sicuro c’è che dobbiamo scendere ancora. Come però…bè, è un bel problema. Dovremo arrangiarci e improvvisare…Ma lasciate che chieda un piccolo aiuto…”. Detto ciò, lo gnomo, dopo aver sfogliato qualche pagina di un vecchio libro estratto dal suo zaino stracolmo di volumi, pare richiamare qualcuno. “Ho bisogno di te, vecchio mio!”, esclama all’improvviso, rivolto al nulla. E’ allora che Ardek, Xeyrin, Roren e Nordrak, incredibilmente, vedono apparire davanti ai loro occhi qualcosa di inspiegabile. Una sfocata nube bluastra infatti fuoriesce dallo zaino di Quillan turbinando lentamente su sé stessa. Dapprima di piccole dimensioni, essa si ingrandisce sempre più, fluttuando in aria di fronte a tutti loro. Fino a quando non assume la forma di un uomo anziano in una lunga tunica. Una cintura intorno alla vita alla quale sono agganciati alcuni libri, una sacca a tracolla, un piccolo cappello e un paio di spessi occhiali. Ed una lunghissima e folta barba bianca che gli arriva fin quasi alle ginocchia. “Era da un po' di tempo che non mi chiedevi nulla, ragazzo”, esordisce la misteriosa figura con voce stanca, riposizionandosi gli occhiali sul naso. “Si, devi scusarmi maestro. Ho avuto un po' da fare…Ma ora avrei bisogno che tu controlli tutti i miei vecchi appunti. Cerca informazioni su queste miniere, qualunque cosa andrà bene…”. “Ma certo, ci vorrà un po' però, ti avviso”. Con l’annuire di Quillan, la figura fluttua di nuovo fino allo zaino dove si posiziona immobile. Lì, chiudendo gli occhi, essa pare concentrarsi e, pur non toccando i libri lì presenti, iniziare a cercarvi qualche indicazione potenzialmente utile. “Leggerli uno per uno sarebbe quasi impossibile in questa situazione. Così faremo prima”, riprende a parlare lo gnomo rivolto agli altri, continuando poi dopo aver notato lo stupore sui loro volti. “Che c’è, non avete mai visto un libro senziente?”, domanda. A quel punto, dopo che Roren e Xeyrin comprendono grazie alle loro conoscenze con cosa hanno a che fare, Quillan lo spiega a tutti gli altri. “Come vi ho detto sono uno studioso. E gli studiosi che si dilettano nella magia, anche se ovviamente non tutti, spesso si specializzano nell’essere dei veri e propri scribi. Io sono uno di loro. I tomi che mi porto dietro lo testimoniano”, afferma sorridente indicando il suo zaino, “Ebbene, noi scribi abbiamo un rapporto unico e privilegiato con i nostri volumi, in particolare con i nostri libri degli incantesimi, al punto che possiamo renderli, appunto, senzienti. E possiamo fare in modo che assumano l’aspetto che desideriamo. In questo caso, quello che vedete non è altro che la proiezione del mio mentore. Lo studioso e maestro di Candlekeep Aurelius Barill. E’ venuto a mancare ormai molti anni fa. Una persona a cui devo molto, gli sarò per sempre riconoscente. E portare il suo ricordo con me è un po' un mio omaggio nei suoi confronti”. Compresa la situazione, i sei ultimano quindi il riposo senza parlare d’altro, preparandosi poi a ripartire, rinvigoriti. Il libro senziente di Quillan conclude proprio allora la ricerca ordinatagli, ricerca che però non porta alla luce nulla di importante. “Purtroppo, come ho detto, dovremo arrangiarci. Coraggio, proseguiamo per questo tunnel. Dobbiamo seguire percorsi dove non ci sono tracce di goblin. Certo, correremo il rischio di imbatterci in qualcos’altro, forse anche di peggiore, ma almeno non avremo a che fare con quelle innumerevoli bestiacce fastidiose. Allo stato attuale è sicuramente meglio…”, esclama lo gnomo, rimettendosi in piedi e facendo segno agli altri di fare altrettanto. Così, il gruppo riprende il cammino lungo i tunnel deserti, oscuri e silenziosi che si snodano di fronte a loro come un labirinto senza fine. Con solo il loro buonsenso a guidarli verso destinazione. Per minuti e minuti, ore ed ore, cunicoli e passaggi si susseguono con svolte e bivi improvvisi, alcuni larghi come sale di un regno sotterraneo, altri stretti e tortuosi come trappole naturali. Negli ambienti più ampi, di tanto in tanto, emergono altri resti di antiche attività minerarie. Carrelli rovesciati, utensili spezzati che raccontano di battaglie contro la roccia, lanterne arrugginite. Ogni oggetto racconta storie perdute. Saltuari soffi gelidi generati chissà dove attraversano i tunnel, accompagnati da strani grevi suoni e rumori di fondo che paiono essere quasi i mugugni della terra. Evitando i passaggi che paiono risalire e quelli franati totalmente o in parte, i sei continuano ad avanzare in profondità nelle viscere della montagna finché il cunicolo che stanno percorrendo non termina all’improvviso, spalancandosi su un immenso pozzo d’areazione verticale che si perde nell’oscurità tanto verso l’alto quanto verso il basso. Sulle pareti si aggrappano vecchie impalcature di legno in rovina. Livelli sovrapposti di assi marcite, spezzate e velate di polvere e ragnatele, alcune delle quali pendono nel vuoto. Reliquie di un’epoca mineraria dimenticata. Il gufo di Roren, inviato in avanscoperta, plana silenzioso e individua sull’altro lato del pozzo un passaggio che prosegue verso nord. Il gruppo decide di attraversare le vecchie passerelle per raggiungerlo. Ma proprio mentre si preparano a muoversi, un bagliore improvviso squarcia le profondità del pozzo. Decine di metri sotto di loro risuonano voci stridule e il frastuono inconfondibile di una banda goblin. I sei rimangono immobili, trattenendo il respiro, mentre le luci oscillanti di molte torce scorrono sul fondo dell’abisso e poi svaniscono oltre una curva, lasciando di nuovo dietro di loro il silenzio e l’oscurità. Solo allora, sicuri che quelle creature abbiano proseguito oltre, essi riprendono il cammino. Uno dopo l’altro attraversano gli assi scricchiolanti. Tutti riescono a passare, tranne Nordrak. Il paladino infatti posa il piede su una tavola marcia che si spezza con un fragore secco. Il legno cede improvvisamente sotto di lui ed egli precipita nel vuoto, ma i suoi riflessi fulminei gli permettono di afferrare una trave sporgente e restare appeso sopra l’abisso. Ker’adak si getta immediatamente verso il compagno, afferra il suo braccio e, con uno sforzo poderoso, lo aiuta a risalire sul bordo del livello. Intanto l’asse spezzato continua la propria caduta nelle profondità del pozzo, rimbalzando con un gran trambusto contro le strutture sottostanti fino a quando il suo rumore non si arresta definitivamente con un ultimo eco. Fortunatamente, i goblin sono ormai lontani e non sembrano accorgersi di nulla. I sei si scambiano un sospiro di sollievo e proseguono imboccando il passaggio oltre il pozzo. Per altre ore continuano ad avanzare nei cunicoli della miniera, superando un secondo pozzo simile al precedente finché i binari terminano e il tunnel sbocca in una vasta caverna deserta e scavata senza grande cura. Non sembra una vera miniera, bensì un luogo di transito dimenticato. Dalla volta alta quasi sei metri pendono stalattiti grondanti acqua. Dal terreno levigato emergono stalagmiti consumate dal passaggio di innumerevoli minatori. L’aria è fredda, umida e immobile. Roren manda di nuovo il gufo a esplorare. Il famiglio si inoltra in un dedalo di caverne e tunnel, ma a un tratto una misteriosa ombra cala dall’alto. Il famiglio viene colpito e dissolto all’istante. Preoccupato, l’elfo richiama di nuovo la creatura e tenta una seconda esplorazione in una zona adiacente. Ancora una volta il gufo viene assalito ma questa volta però l’attacco giunge dal basso. Un velo d’ombra più nero delle stesse tenebre di quel luogo avvolge il rapace, che scompare per la seconda volta. Xeyrin e Quillan, con l’aiuto delle conoscenze di Aurelius, riconoscono la minaccia dal racconto di Roren di quanto accaduto. Mantoscuri. Creature del sottosuolo che vivono d’agguati e oscurità. Si mimetizzano tra rocce, stalattiti e stalagmiti, restando immobili fino al momento dell’attacco. Allora piombano sulle prede dall’alto o dal basso, avvolgendosi in una sfera di tenebra creata dalla loro stessa magia. “Non sono avversari insormontabili per guerrieri esperti”, osserva Quillan, “ma sono più pericolosi dei goblin, e il loro numero può fare la differenza. Una luce magica intensa potrebbe spezzare la loro oscurità e costringerli a ritirarsi…”. Nordrak fa presente a quel punto di poter usare il suo globo fluttuante per emanare una luce splendente per circa un’ora. Abbastanza, sperano, per attraversare quelle caverne infestate. Prima pertanto di rimettersi in marcia con quell’idea, Ardek decide comunque di verificare con certezza la natura di quella minaccia. Scaglia due quadrelli incendiati nella caverna davanti a loro, usandoli come esche. La reazione è immediata. Dalle rocce si staccano figure mostruose. Esseri grandi quanto un goblin, dal corpo grigiastro a forma grossolanamente piramidale, con una decina di tentacoli che partono dalla base e una bocca irta di denti nascosta tra essi. Si muovono strisciando e balzano sulle prede per avvolgerle con i tentacoli. Avendo avuto conferma delle loro supposizioni e non volendo indugiare oltre, Nordrak si attiene al piano. Attiva il globo e una luce intensa, simile a un piccolo sole, inonda la caverna. I sei si stringono attorno a lui e avanzano compatti. Xeyrin, abituato alle tenebre, fatica a sopportare il bagliore e rimane leggermente indietro insieme a Roren. Attorno a loro, i Mantoscuri si contorcono e arretrano emettendo versi striduli, respinti dalla luce. Ma quando Xeyrin e Roren escono per un istante dal cerchio luminoso, due Mantoscuri piombano dall’alto. Entrambi riescono tuttavia a schivare l’assalto. Ardek reagisce evocando un boato assordante e un’onda d’urto che investono le creature, facendo tremare la volta della caverna e provocando il crollo di stalattiti e rocce oltre che la morte di uno di quegli esseri. Roren concentra a sua volta il fuoco su quello rimasto. La creatura, gravemente ferita, tenta di fuggire strisciando verso una parete, ma il dardo infuocato del mago la raggiunge e la carbonizza all’istante. Tranquillizzato, il gruppo riprende l’avanzata. Decine di Mantoscuri si ritraggono gemendo nelle profondità oscure mentre il globo luminoso passa davanti a loro. I compagni si stringono ancora di più intorno alla luce, evitando di offrire alle creature un solo istante di tenebra in cui colpire. Alla fine i sei si lasciano alle spalle il complesso di caverne e rientrano in nuovi cunicoli, dove il globo torna a emanare il suo bagliore più tenue. Camminano ancora per molte ore. Ormai quasi un giorno intero è trascorso dal loro ingresso nelle miniere quando trovano un tratto, caratterizzato dalla presenza di altri binari e carrelli, che sembra sicuro. Quillan innalza allora un incantesimo protettivo. Una piccola dimora di magia che li nasconde agli occhi esterni, diffonde una luce soffusa e rende l’aria meno umida e più asciutta. Lì, finalmente, i sei possono concedersi un po' di riposo. Ardek, Xeyrin e Roren si alternano alla sorveglianza, mentre gli altri si abbandonano a un sonno profondo, recuperando le forze consumate dalle sfide affrontate e dalla lunga marcia nelle viscere delle montagne. Con la speranza che il peggio possa essere ormai passato.




Personaggi con cui si ha interagito

Quillan Gynbrix e Ker'adak

Campaign
I Bastioni della Terra
Protagonists
Ardek Feydust
Xeyrin Telen'Quoril
Data Rapporto
11 Jun 2026

Data attuale
3 Tarsakh CVH, Calendario delle Valli e di Harptos

Immagine Mappa
Gallerie profonde delle vecchie miniere naniche

Immagine
Aurelius Barill-Proiezione senziente del tomo di Quillan

Immagine Mappa
Pozzo d'areazione delle vecchie miniere naniche

Immagine
Mantoscuro


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